DAY 4

La sveglia è prestissimo e dopo una deliziosa colazione a base di avocado, mango e anguria, siamo pronti per il viaggio in macchina verso la capitale Kampala per far visita all’ambasciatore. Ci aspetta per le 10.30 ma ci consigliano di partire in anticipo perché la strada è sempre molto trafficata. Durante il tragitto possiamo osservare bancarelle di frutta, uomini che trasportano materiali pesanti in bicicletta, veri e proprio mercati di arredamento all’aperto, “boda boda” ovvero moto taxi tipici e una miriade di colori, rumori, odori diversi. Un gran caos, ma che non mi permette di staccare gli occhi un secondo da quello che mi circonda. Alcuni uomini vendono quotidiani gironzolando tra le auto incolonnate nel traffico e ne acquisto uno che ho promesso ad un amico giornalista. Scopriamo con grande piacere che in seconda pagina c’è la nostra Terry alle prese con l’insegnamento del bagher alle giovani del camp.

 

L’incontro all’ambasciata si rivela davvero interessante, scopriamo di più su questo paese speciale considerato la “perla dell’Africa”, su come vive lo sport e lo sviluppo in generale. L’ambasciatore ci racconta l’episodio poco noto del primo italiano in Uganda, il duca degli Abruzzi, il quale ha portato a termine nel 1906 la scalata del Monte Ruwenzori (5109 m). Regaliamo un pallone firmato e facciamo le foto di rito.

Una volta tornati raggiungiamo la Guest house del SOS Children’s Village e pranziamo insieme agli altri allenatori. Ci offrono le mini banane che qui hanno un gusto particolare e ci preparano la loro pietanza tipica, ovvero riso basmati con fagioli o carne. Ci spiegano che qui alloggiano bambini e ragazzi rimasti orfani o con gravi problemi in famiglia, loro li fanno studiare e fare diversi sport come basket e calcio oltre alla pallavolo.

L’allenamento del pomeriggio è molto intenso. Oggi proviamo a chiedere di più alle ragazze e loro rispondono positivamente ai nuovi stimoli. Difesa e gioco sono i temi principali. Migliorano a vista d’occhio, si sentono felici se riescono a portare a termine l’esercizio e alcune correggono addirittura le loro compagne, ripetendo le nostre indicazioni. L’impegno e il coinvolgimento è totale da entrambe le parti. Non trovo le parole per descrivere i loro occhi, la gratitudine che fanno trasparire, l’attenzione che impiegano.

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La fine dell’allenamento coincide purtroppo con il momento dei saluti e con le domande che le ragazze si sono preparate per noi in questi giorni. Ci chiedono quanto ci alleniamo, a che età abbiamo iniziato, ma soprattutto vogliono capire il perché siamo qui nel loro paese. Per loro comprendere che siamo volontari e che abbiamo avuto il desiderio di incontrarle e di passare questa settimana con loro è motivo di una contentezza incredula e sincera.

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La visita dell’equipe medica

L’apice della giornata avviene quando anche l’equipe medica ci raggiunge al villaggio, unendosi al nostro cerchio e raccontando le grandi cose che hanno fatto nell’ospedale della loro città. Il professor Lanzetta presenta la sua “squadra”. Le ragazze lo ammirano, qualcuna ammette di voler diventare un’infermiera mentre altre aspirano ad essere delle giocatrici di pallavolo professioniste e per il progetto “Mano nella Mano” non poteva esserci riscontro migliore.
Si fa quasi buio ma la proposta di un’amichevole giocatrici contro dottori entusiasma tutti. Hanno la meglio le pallavoliste per questa volta, ma chissà forse potrà esserci una rivincita in futuro, magari in un altro paese bisognoso della nostra splendida unione.

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Le bimbe ci regalano un disegno fatto con le loro mani colorate e ci dicono che gli mancheremo, che sperano di riaverci qui l’anno prossimo per mostrarci i loro miglioramenti, ci abbracciano e vogliono assolutamente impedirci di prendere quel bus che ci dividerà. Una ragazzina addirittura vuole l’ultimo bacino sulla guancia e sale sul pullman per prenderselo da tutti noi. Lasciamo loro in regalo borsoni pieni di abbigliamento sportivo dei club in cui abbiamo giocato che si potranno dividere tra loro. Ma il regalo più grande saranno le immagini, le sensazioni e i sorrisi che rimarranno sempre impressi nella nostra memoria così come nella loro ne sono certa. Ci scambiamo i contatti per condividere foto e video.

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Per cena ci diamo appuntamento in un ristorante thailandese con i medici. La serata è favolosa, tutti siamo felici per questa intensissima giornata, noi per il nostro camp e loro per aver concluso nel migliore dei modi un’importantissima e delicata operazione. Il professor Lanzetta ci esprime la sua soddisfazione per aver avuto un gruppo così speciale e noi ci sentiamo onorati per le parole nei nostri confronti. E’ stato un momento davvero toccante e io mi sento molto fortunata ad essere qui. Ho conosciuto persone incredibili e la passione per quello che facciamo è molto simile.

 

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